Le conseguenze del mobbing genitoriale sui figli: la PAS (Sindrome da Alienazione Genitoriale)

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Una delle possibili conseguenze del mobbing genitoriale sui figli è la PAS o Sindrome da Alienazione Genitoriale (dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome), una dinamica psicologica disfunzionale, individuata dallo psichiatra forense Richard Gardner, che si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali.

Caratteristiche della PAS

La PAS è oggetto di discussione in ambito scientifico e giuridico, non essendo ufficialmente riconosciuta come disturbo psicopatologico. Per tale motivo, secondo molti la PAS non esiste, è solo una teoria. Tuttavia, la maggior parte dei professionisti coinvolti in cause di affidamento possono testimoniarne l’esistenza come patologia delle relazioni familiari, che riguarda soggetti in età evolutiva, di età compresa tra i 7 e i 14/15 anni.

Gardner definisce la PAS:” Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, in cui un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. E’ proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza la diagnosi di PAS non è applicabile”.

La PAS è, dunque, prodotta da una “programmazione” (programming) dei figli da parte di un genitore patologico (“genitore alienante”). Viene attuata una sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i bambini a perdere il contatto con la realtà degli affetti e ad esibire in modo apparentemente autonomo astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (“genitore alienato”). Il Programming viene agito già durante i conflitti precedenti la separazione e poi aumenta d’intensità in seguito alla separazione stessa. In seguito esso viene generalizzato sulle persone che si sono alleate all’altro genitore e sugli oggetti o animali che gli appartengono. Le tecniche di programmazione comprendono:

        espressioni denigratorie riferite all’altro genitore;

—        ripetuti attacchi all’altro in forma indiretta, subito negati;

—        false accuse di trascuratezza, violenza o abuso sessuale;

—        l’indurre i figli alla paura, alla diffidenza e all’odio verso il genitore alienato;

—        il minacciare un calo d’affetto nel caso il figlio si avvicini all’altro genitore;

—        il sottolineare di essere l’unico capace di prendersi cura dei figli, perché l’altro è inaffidabile o non si cura di loro;

—        il riscrivere la realtà o il passato per creare dei dubbi nei figli sul rapporto con l’altro.

Epidemiologia

Il genitore alienante può essere indistintamente il padre o la madre; fondamentale è piuttosto la variabile genitore affidatario/non affidatario, per cui il genitore alienante è solitamente quello affidatario.

Differenze tra PAS e Sindrome della Madre Malevola

Nella Sindrome Madre Malevola la campagna di denigrazione ed esclusione dell’ex coniuge viene attuata attraverso manovre eclatanti (es. affermare che c’è stata violenza) e il minore mantiene un ruolo PASSIVO, mentre nella PAS la campagna di denigrazione viene attuata attraverso manovre più sottili  (es. insinuare che c’è stata violenza) e il minore acquista un ruolo ATTIVO nell’esclusione del padre

Sintomatologia della PAS

Gardner, inizialmente, descrive otto sintomi primari:

  • Campagna di denigrazione = implica la partecipazione attiva del bambino alla campagna denigratoria nei confronti del coniuge bersaglio, senza rimproveri o punizioni da parte del genitore alienato. Questi messaggi distorti sul genitore alienato sono spesso impliciti, come occhiate o riferimenti indiretti. Nella PAS il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto verso l’altro genitore, ma può addirittura favorirla.
  • Razionalizzazioni deboli, superficiali e assurde = il bambino, per giustificare l’astio nei confronti del genitore alienato, può utilizzare delle scuse banali o delle accuse nei confronti del genitore, prive di riscontri oggettivi.
  • Mancanza di ambivalenza e di un pensiero complesso =  nei bambini si riscontrano sentimenti del tutto positivi verso il genitore alienante, in contrasto con quelli del tutto negativi verso il genitore alienato. Ciò avviene in quanto il bambino, svalutando il genitore alienato ed investendolo di emozioni negative, ed idealizzando il genitore alienante, unica figura di riferimento rimastagli, riesce a tutelarsi dai vissuti depressivi legati alla perdita del genitore alienato.
  • —Appoggio automatico al genitore alienante = si può collegare al meccanismo di difesa di identificazione con l’aggressore. Il bambino, in quanto debole, appoggia il genitore alienante perché detiene il potere. Egli preferisce essere dalla parte del genitore forte perchè così non sarà vittimizzato, cosa che avverrebbe se si alleasse con il genitore vittima.
  • Fenomeno del pensatore indipendente =  il bambino sostiene di essere autonomo nel prendere le decisioni e nel dare giudizi sul genitore alienato. Rifiuta di essere una persona debole e passiva e non si rende conto di aver sviluppato un falso sé, ovvero un pensiero fittizio, derivato dalla necessità di compiacere il genitore alienante per essere accettato.
  • Scenari presi in prestito = i bambini utilizzano per la campagna denigratoria frasi ed espressioni apprese dal vocabolario adulto ed eventi che non hanno mai vissuto o di cui non possono essere a conoscenza, testimoniando l’influenza subita dal genitore.
  • Assenza del senso di colpa = i bambini nell’attuare la campagna di denigrazione nei confronti del genitore vittima non provano né senso di colpa o empatia verso quest’ultimo, nè il calo dell’autostima che fa parte del senso di colpa. Questi ragazzini non si rendono conto delle cattiverie che perpetrano al genitore bersaglio, perché agiscono in base alla lealtà che provano verso il genitore alienante.
  • Estensione dell’ostilità = l’astio del bambino si estende anche alla famiglia d’origine del genitore bersaglio, all’eventuale nuova famiglia e agli amici.

Ulteriori criteri diagnostici:

Successivamente, l’autore individua quattro ulteriori criteri diagnostici:

1. Difficoltà di transizione al momento delle visite al genitore non affidatario (il bambino può evitare di incontrare il padre facendosi venire anche degli attacchi di panico).

2. Comportamento antagonistico o distruttivo del minore durante i periodi di permanenza presso il genitore non affidatario.

3.  Legame patologico o paranoide del minore con il genitore alienante.

4. Legame sano e forte del minore col genitore alienato nel periodo precedente la fase di separazione giudiziale; progressivo deterioramento della relazione dopo la separazione.

Quali sono le cause della PAS?

Nella PAS il genitore programmante induce in maniera sottile il minore a prendere delle posizioni nella campagna di denigrazione rivolta all’ex coniuge, facendolo sentire debole e bisognoso del suo appoggio e facendo leva sulle sue paure di perdere il suo affetto. In virtù dell’allontanamento effettivamente subito rispetto al genitore non affidatario, il bambino sperimenta una vera e propria angoscia di separazione, che lo porta a vivere l’ansia di perdere anche l’altro genitore e ad assumere un atteggiamento compiacente nei suoi confronti, mirato ad assicurarsi la sua benevolenza ed a preservare se stesso da un ulteriore abbandono.

Secondo alcune teorie, la PAS ed il conseguente distacco dal genitore alienato potrebbero insorgere nel bambino quando un genitore arriva a percepirlo come una non-persona, ossia come un prolungamento di Sé, per cui non accetta che egli possa esprimere pensieri, atteggiamenti ed emozioni diversi dai propri. In tal caso, può instaurarsi un legame fusionale di tipo simbiotico tra il bambino ed il genitore alienante, che risponde in primis all’incapacità di tollerare la separazione coniugale da parte del genitore stesso ed in secondo luogo al suo bisogno di trovare supporto in un alleato, che possa gratificare la sua deficitaria autostima. Inoltre, attraverso le sottili manovre denigratorie, il genitore programmante proietta sul figlio l’aggressività che nutre nei confronti dell’ex consorte, utilizzando inconsciamente il bambino come mezzo per dare sfogo ai suoi sentimenti di rabbia e disagio; contemporaneamente, attraverso la manipolazione del bambino,  riesce anche ad acquisire maggior potere nel conflitto coniugale.

Analogamente, il genitore alienato può inconsapevolmente favorire il comportamento del genitore alienante. Quando la coppia è in crisi o quando è osteggiato dall’ex moglie o dal figlio, il padre può sentirsi insicuro del suo ruolo genitoriale, lasciando trasparire il proprio senso di inadeguatezza al bambino e diventando, così, facilmente attaccabile.

Conseguenze della PAS

Le conseguenze della PAS dipendono dalla durata e dalla severità della programmazione, dall’età del bambino e dalle sue risorse. Si possono riscontrare nel bambino vissuti di perdita e di abbandono che possono dar luogo a manifestazioni depressive, problemi di identità e sviluppo di un falso Sé, comportamento manipolativo, tendenza a distorcere la realtà familiare e ad avere uno scarso rispetto per le autorità.

Diagnosi differenziale della PAS

La diagnosi di PAS va distinta dai casi in cui l’alienazione del bambino è una risposta ad un abuso realmente subito, ad altre forme di trascuratezza o al fatto di aver assistito a violenze domestiche. Un’ulteriore differenza, inoltre, va posta tra la PAS e la cosiddetta “auto-alienazione del bambino”, nella quale l’alienazione coincide con il rifiuto o il senso di tradimento che il bambino sperimenta poiché il genitore si risposa.

Trattamento

Il migliore trattamento terapeutico della PAS risiede nella definizione di nuove regole del gioco nella dinamica relazionale. A seconda del livello della sindrome e del grado di patologia del genitore alienante sarà opportuno attuare differenti interventi del tribunale (conferma dell’affidamento primario, affidamento condiviso, trasferimento della custodia primaria al genitore alienato) adatti al caso specifico.

Il percorso terapeutico sarà ugualmente da valutare: nei casi meno gravi,  non sarà necessario un intervento psicologico per il minore, ma solo un sostegno al genitore alienante per fargli comprendere cosa sta mettendo in atto. Nei casi più gravi, sarà opportuno un percorso di psicoterapia sia con i genitori che con i figli, i cui obiettivi saranno Interrompere l’iter della sindrome e riunire genitore alienato e figlio. Aiutato dagli operatori dei servizi sociali, inoltre, il terapeuta dovrà offrire al minore la possibilità di sperimentare, in una frequentazione priva di ostacoli ed influenzamenti del genitore alienante, che il genitore alienato non è così disprezzabile o pericoloso come egli crede.

E’ importante che il Consulente Tecnico di Parte o d’Ufficio interpellato per il caso in questione sia consapevole dei giochi di coalizione e triangolazione nel quale si può trovare intrappolato allorché si trovi a valutare l’idoneità genitoriale, non assecondando l’apparente desiderio del bambino di evitare il genitore alienato. Per tutelare un sano sviluppo psicofisico del minore è preferibile garantire la presenza di entrambe le figure genitoriali, in quanto la madre, come portatrice di affetto e fiducia, è fondamentale per favorire il dialogo e la stima di sé, mentre il padre permette un adeguato sviluppo sociale ed emotivo e favorisce il processo di separazione dalla madre, introducendo il bambino al pensiero razionale, al rispetto delle regole delle relazioni sociali e ponendo le basi per il suo ingresso nel mondo adulto.