Il Narcisismo ed il Falso Sè come ostacolo nella psicoterapia

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Il narcisismo è un’ istanza psichica collegata alla formazione dell’Io e all’identità del soggetto. Se l’Io è la funzione che collega l’individuo con l’esterno, il narcisismo rappresenta l’istanza che regola la  tensione del soggetto tra il desiderio-bisogno di rapportarsi con l’altro, che implica la dipendenza, ed il desiderio-bisogno di essere riconosciuto, che implica l’identità e l’autonomia.
Per Fairbairn ogni individuo, fin dalla nascita, è alla ricerca di un contatto emotivo-affettivo. Questa intenzionalità che egli definisce libido, si connota di una nuova proprietà: il desiderio. Ma il desiderio può non sempre essere accolto e soddisfatto: se c’è una cronica indisponibilità emotiva della madre, mentre l’Io libidico tende a languire, si sviluppa un Io antilibidico che è il frutto del rapporto con l’oggetto rifiutante. Questi due aspetti sono in contrasto tra di loro e poiché la tensione che nasce dal loro conflitto è minacciosa per l’identità del bambino, questi è costretto ad operare una scissione. Fairbairn propone quindi la psicopatologia come conseguenza della scissione di un Io primario, unificato e coeso, che ha però bisogno, per mantenere questa coesione, di un oggetto gratificante e di una situazione ambientale favorevole.
Con il concetto del vero Sé e del falso Sé, Winnicott amplia questa concezione. Perché il bambino cominci ad essere, a sentire che la vita è reale e degna di essere vissuta, è necessaria una holding (contenimento) che gli permetta di esperire un ambiente affidabile fonte di quel senso di Sé progressivamente emergente, che si manifesta come sentimento di essere vivi e d’integrazione (continuità) .
Il bambino vive la realtà esterna come minacciosa, pertanto ha bisogno di un intermediario che è la madre. Ma se le situazioni esterne non sono favorevoli, il bambino percepirà ogni esperienza come interferenza e sopruso. Di fronte a questo vissuto egli sarà costretto a costruirsi una maschera che diventerà il falso Sé, necessario a proteggere il vero Sé da uno sfruttamento che ne determinerebbe l’annientamento.
In questo senso il falso Sè e il narcisismo lo proteggono dalla dipendenza, dal contatto reale e profondo con l’ambiente, che viene percepito come intrusivo. Ma tale percezione rimane assolutamente lontana dalla consapevolezza. Il soggetto manterrà al livello inconscio il vero Sé, percependone solo i segnali legati ad eventuali sintomi psichici, vissuti come indecifrabili. In tal modo, l’individuo si mostrerà incapace di relazionarsi a livello profondo con le persone, perché il contatto con l’ambiente evocherà sempre la frustrazione ricevuta nella prima infanzia; da ciò deriverà l’investimento narcisistico ed una svalutazione della dipendenza, con conseguenti difficoltà anche nell’affidarsi al terapeuta.

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