I disturbi gastrointestinali

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L’origine dei disturbi gastrointestinali è varia. Fattori fisici e psicologici sono complementari, si intersecano e si ampliano a vicenda. Esistono diversi tipi di disturbi gastrointestinali e si possono riscontrare delle somiglianze nei tratti di personalità di chi soffre di tali problemi.

Le cause dei disturbi

Secondo Alexander, nei soggetti con disturbi gastrointestinali il bisogno di essere nutriti è intimamente connesso con il bisogno di dipendenza, per cui al bisogno di essere amati corrisponde un aumento della secrezione di succhi gastrici, come avviene nel neonato affamato: ciò può portare a dispepsia, diarrea, stipsi. La nevrosi vegetativa che si esprime con i disturbi gastrointestinali, pertanto, può essere interpretata come la risposta fisiologica al ritorno degli stati emotivi connessi a problematiche arcaiche legate alla dipendenza. A caratterizzare la patologia è un conflitto specifico, risalente all’antica relazione con una madre dominante oppure rifiutante, che ha impedito lo sviluppo del senso di indipendenza. A questo conflitto alcuni soggetti reagiscono negando il loro bisogno di essere amati, sviluppando una pseudo-indipendenza (la frustrazione del desiderio di dipendenza è interna); altri pazienti, invece, dimostrano apertamente i loro bisogni di dipendenza, che vengono però frustrati da circostanze esterne. Ad essere frustrato, però, è sempre il bisogno di dipendenza.

L’eziologia di tali disturbi sarebbe, quindi, da ricondurre a “conflitti tipici” espressi per via somatica, che agiscono a livello psicologico, accanto al fattore “vulnerabilità d’organo” da un punto di vista organico. Infatti i bambini con elevati livelli costituzionali di pepsina hanno dei bisogni orali più intensi e quindi più difficili da soddisfare.

Secondo Gaddini, inoltre, a livello evolutivo l’apprendimento delle funzioni fisiologiche precede quello delle funzioni mentali, le quali sono plasmate dalle prime, e nel corso della vita restano sempre dei parallelismi tra i due livelli. I processi dell’incorporazione del cibo, della sua assimilazione, dell’evacuazione, sono le prime forme di relazione e di assimilazione di esperienze relazionali fatte nel corpo e con il corpo: se la relazione con il caregiver è disturbata, il neonato reagirà con il corpo. Perché le reazioni corporee si cronicizzino in una modalità abituale di funzionamento, occorre che la relazione disfunzionale duri nel tempo. Anche le funzioni escretorie anali hanno un significato simbolico, legato all’autonomia e al “fare da sé”. Come il bambino si libera di un pasto imposto attraverso il vomito, produce una sproporzionata quantità di succhi gastrici se alla sua richiesta di cibo non è data risposta, come si rifiuta di donare le feci ad una madre che gli impone di defecare in modo coercitivo, così l’adulto può esprimere il suo rifiuto attraverso il vomito, il suo bisogno di dipendenza attraverso l’eccessiva produzione di succhi gastrici (ciò porta ai disturbi funzionali dell’esofago), può esprimere il dissenso o il timore di perdere un oggetto prezioso con la stipsi, oppure liberarsi con violenza di un oggetto cattivo con la diarrea.

Alcuni studi hanno dimostrato che chi soffre di colite e di altri disturbi intestinali è cresciuto con una figura parentale forte, ma estremamente rigida (spesso la madre). Si tratta di un personaggio dominante, severo e repressivo soprattutto nei confronti delle espressioni di aggressività del bambino, che interviene energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia e verso cui il piccolo sviluppa una relazione di amore-odio. Attorno al il terzo anno di età, quando si dispiega la tendenza a “far da sé”,  il bambino si trova bloccato nei suoi tentativi di indipendenza per la paura dell’abbandono: la mancanza di sicurezza e di fiducia in se stesso che il genitore non ha saputo infondergli lo ostacola nella conquista della sua autonomia. Si crea, così, una relazione “simbiotica” con tale figura, poiché il soggetto non riesce a formarsi un Io indipendente ed ha bisogno di continui appoggi esterni. Il supporto di un Ego Esterno serve a rinforzare il proprio ego non molto solido e la perdita della figura di sostegno si prospetta come terrificante.

Accade, dunque, che alcune persone, a causa di relazioni primarie disturbate, non riescano mai a raggiungere un’integrazione delle esperienze corporee frammentarie tale da consentire loro di separarsi dalla madre-ambiente: la fantasia nel corpo rimane non elaborabile, come se fosse una parte di sé scissa, che non si è mai integrata. Esiste, quindi, una specificità, una simbologia che va dal corpo alla mente, e viceversa.

Quando si scatenano i sintomi?

Sintomi intestinali gravi negli adulti (come ad es. una colite ulcerosa) possono manifestarsi in correlazione ad eventi particolarmente spiacevoli, di solito rotture di legami affettivi o sociali (divorzi, rotture di legami o licenziamenti), che vanno ad evocare la perdita reale o immaginata della figura che faceva da supporto esterno. Oppure possono insorgere in occasione di situazioni di cambiamento verso cui il paziente si sente impreparato, che comportano una richiesta di prestazioni che il soggetto non si sente in grado di offrire, per cui insorge la paura di perdere la stima e l’approvazione della figura chiave. Secondo Alexander, in tali circostanze, accade che “di fronte alla necessità di portare a termine dei compiti, restituire favori, il paziente reagisce non sul piano reale, ma su quello simbolico con la donazione del proprio contenuto intestinale”, oppure finisce con il trattenere tutto per paura di rimanere senza nulla.

Un bambino educato rigidamente alla pulizia facilmente si trasformerà in un adulto troppo meticoloso; la poca rassicurazione affettiva che ha ricevuto lo renderà timoroso nelle scelte e poco amante dei cambiamenti improvvisi e delle situazioni inaspettate; la paura dell’abbandono e della disapprovazione lo scoraggerà dall’esprimere i suoi sentimenti, in particolare l’aggressività, e gli renderà difficile lo sviluppo dell’autonomia.

Il significato dell’alternanza di stipsi e diarrea

Nei periodi di stitichezza sarebbe in atto un tentativo di “farcela a tutti i costi” contando solo sulle proprie forze. La simbologia del ‘trattenimento’ si baserebbe su un vissuto di estrema scarsezza delle proprie risorse e di difficoltà nel far fronte alle circostanze, ma in cui è ancora viva la speranza di potercela fare e la determinazione a riuscirci. In questa fase sarebbero più presenti gli elementi ossessivi, la cocciutaggine, la chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo e l’avarizia anche in senso  figurato.

Il passaggio agli episodi di diarrea rappresenterebbe invece una condizione di  ‘resa’ di fronte all’impossibilità dell’impresa, una sorta di rassegnazione disperata che chiede aiuto con un metaforico: “ Che cosa vuoi ancora da me? non vedi che non ho più nulla? Sono del tutto svuotato, aiutami!”. In questa fase prevarrebbero degli elementi di depressione mascherata ed il desiderio di venire soccorsi. Verrebbe anche espressa l’ aggressività troppo a lungo trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci proiettandole verso l’esterno e sporcandolo. Una metafora di perdita di controllo che è liberatoria  e aggressiva insieme, che fa da contrappeso al precedente trattenimento a oltranza.

Entrambi gli atteggiamenti si capiscono meglio (e diviene anche chiara l’alternanza) se teniamo presente che il vissuto di chi soffre di disturbi intestinali è quello di essere eccessivamente pressato dalle richieste esterne e di fare molta fatica a soddisfarle, con una costante oscillazione tra sforzi esasperati e rabbie represse.

Trattamento terapeutico

Nel caso in cui i disturbi gastrointestinali persistano e siano tali da compromettere la qualità della vita del soggetto, è opportuno intraprendere un percorso terapeutico volto ad esplorare le emozioni inespresse ed i conflitti celati da tali disturbi.

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