Il mito di Narciso: il disturbo narcisistico di personalità

Standard

Il disturbo narcisistico di personalità prende il nome da Narciso, un personaggio della mitologia greca famoso per la sua bellezza. Figlio della ninfa Liriope e del dio Cefiso, nel mito appare incredibilmente crudele, in quanto disdegna ogni persona che lo ama. A seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua, e, nel tentativo di baciarla, muore cadendo nel fiume in cui si specchiava.

Il mito greco riassume le caratteristiche principali del disturbo: gli individui affetti da un disturbo narcisistico di personalità sono, infatti, persone che appaiono sprezzanti verso gli altri e che amano solo loro stesse, ma, non potendo trovare appagamento da tale amore, sono destinate all’infelicità. Nelle relazioni con gli altri fanno riferimento con una frequenza inconsueta a se stesse, mostrando un grande bisogno di essere amate ed ammirate, nonchè un senso di Sè grandioso. Ritengono di essere persone speciali ed uniche. Si aspettano di ricevere approvazioni e lodi per le proprie qualità superiori, rimanendo sconcertate quando ciò non accade. Presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali, di elevata condizione sociale o intellettuale, ritenendo che le loro necessità siano al di fuori della comprensione e della competenza delle persone ordinarie.

“Dio perdona….io no!!”: la rabbia patologica e la vendetta

Standard

La rabbia è un sentimento intenso e primordiale. La letteratura, i miti antichi e la religione associano spesso questa emozione a figure potenti, nobili o divine (l’ira di Achille, la furia di Orlando, l’ira di Dio, ecc).  Da una parte arrabbiarsi è una condizione che si lega al senso di giustizia, alla violazione di leggi e norme, è quindi un’idonea reazione ai torti e alle offese. Chi si ribella viene ritenuto forte, coraggioso e di animo generoso. Dall’altro lato c’è la visione opposta, di cui si ritrovano ugualmente esempi nella religione e nella filosofia, secondo cui l’ira è un vizio capitale, per cui arrabbiarsi diviene inaccettabile, pari ad un peccato, non ammissibile neppure quando giustificato.

Che arrabbiarsi non faccia troppo bene alla salute, fisica e mentale, è abbastanza risaputo, ma non è solo per la salute che si cerca di gestire questo sentimento. Tutte le emozioni espresse in maniera eccessiva non sono funzionali, ma la rabbia fa paura. Essa ci carica di energia e di coraggio, porta all’azione e accieca la vista. In preda alla furia potremmo essere capaci di fare cose pericolose e perdere il controllo di noi stessi.

E’ così che si forma in noi il conflitto tra espressione ed inibizione della rabbia. E’ più giusto sfogarsi, manifestare la propria emozione, il proprio disappunto, o è preferibile mantenere la calma? In fondo arrabbiarsi è umano.

Invidia e ingratitudine

Standard

Alcuni individui sembrano incapaci di provare gratitudine verso chi ha fatto loro del bene: ciò avviene soprattutto nei casi di personalità di tipo narcisistico. Chi fa un investimento di gratitudine verso il narcisista non riceverà niente in cambio, o nel peggiore dei casi, otterrà un comportamento di ritorno aggressivo e rancoroso.
Il narcisista non riconosce il valore del beneficio ricevuto, a causa di comportamenti genitoriali privi di contenuti affettivi; non avendole provate, egli non riesce neppure a riconoscere negli altri le motivazioni affettive che muovono il benefattore verso il beneficiante. Pertanto l’incapacità di comprendere il dono nella propria vita fa si che il narcisista assuma un atteggiamento opposto. Egli sarà spinto al rancore, a denigrare il benefattore, anche per scappare alla vergogna ed ai sensi di colpa che inevitabilmente sente. Nasce l’esigenza di eliminare il fastidio e il senso di oppressione, che porta all’odio verso la causa (il beneficiante) di tanto “dolore”. Si instaura un circolo vizioso nel pensiero a cui solo gli sfoghi rabbiosi possono dare un minimo sollievo e costituiscono l’unica soluzione per tentare una comunicazione impossibile attraverso altre modalità affettive.

Il Narcisismo ed il Falso Sè come ostacolo nella psicoterapia

Standard

Il narcisismo è un’ istanza psichica collegata alla formazione dell’Io e all’identità del soggetto. Se l’Io è la funzione che collega l’individuo con l’esterno, il narcisismo rappresenta l’istanza che regola la  tensione del soggetto tra il desiderio-bisogno di rapportarsi con l’altro, che implica la dipendenza, ed il desiderio-bisogno di essere riconosciuto, che implica l’identità e l’autonomia.
Per Fairbairn ogni individuo, fin dalla nascita, è alla ricerca di un contatto emotivo-affettivo. Questa intenzionalità che egli definisce libido, si connota di una nuova proprietà: il desiderio. Ma il desiderio può non sempre essere accolto e soddisfatto: se c’è una cronica indisponibilità emotiva della madre, mentre l’Io libidico tende a languire, si sviluppa un Io antilibidico che è il frutto del rapporto con l’oggetto rifiutante. Questi due aspetti sono in contrasto tra di loro e poiché la tensione che nasce dal loro conflitto è minacciosa per l’identità del bambino, questi è costretto ad operare una scissione. Fairbairn propone quindi la psicopatologia come conseguenza della scissione di un Io primario, unificato e coeso, che ha però bisogno, per mantenere questa coesione, di un oggetto gratificante e di una situazione ambientale favorevole.