L’autolesionismo: tentativo di suicidio o di sentirsi “vivi”?

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L’autolesionismo si riferisce ad una serie di comportamenti che l’individuo mette in atto intenzionalmente per recare danni o lesioni al proprio corpo, in modo tale da provocare danni ai tessuti o agli organi. Le persone affette da questo disturbo si fanno del male in diversi modi: tagliandosi con una lametta, bruciandosi con una sigaretta, graffiandosi, strappandosi i capelli, sbattendo contro qualcosa, ecc..

L’autolesionismo può colpire tutti, sebbene tenda ad insorgere soprattutto in adolescenza e a toccare maggiormente le donne, forse a causa di fattori sociali. Tradizionalmente, agli uomini viene permesso di esprimere la propria aggressività, mentre alle donne viene insegnato a reprimerla o a rivolgerla verso se stesse.
Le donne, spesso, oltre all’autolesionismo presentano disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Alcune ragazze di fronte ad un momento di malessere reagiscono alternando comportamenti bulimici (abbuffate seguite da vomito o abuso di lassativi) a quelli autolesivi. I comportamenti autolesivi sono spesso sottostimati poiché vengono messi in atto in condizione di segretezza e sono frequentemente accompagnati da sentimenti di vergogna. Coloro che si autoferiscono quasi sempre tendono a isolarsi e a nascondere le proprie ferite per la paura di essere giudicati “pazzi” o perchè temono si creda che vogliano solo attirare l’attenzione.