Obesità infantile

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L’obesità può presentarsi già nella primissima infanzia, sebbene si tenda a collocarla più di frequente agli esordi della pubertà. Può rappresentare una conseguenza di crisi bulimiche, ma più spesso è conseguente ad una iperfagia determinata dal clima familiare. A differenza dell’anoressia, che si accompagna a iperattività e magrezza, l’obesità è stata spesso associata a passività; i bambini obesi sono infatti descritti come molli, apatici, timidi, pur essendo capaciti reazioni di prestanza sotto forma di collera improvvisa. Alcuni sintomi spesso associati all’obesità testimoniano la sofferenza psicologica che ne costituisce la base o, forse, la conseguenza: insuccesso scolastico e nella sfera sociale, inibizione, enuresi.

Clinica dell’obesità infantile

La problematica del pieno e del vuoto occupa un posto privilegiato nell’obesità, il bambino tenterebbe di colmare con il cibo mancanze avvertite a livello affettivo ed emozionale, ma anche di coprire, rafforzandole, le proprie inibizioni e insicurezze. L’obesità si trova di frequente in bambini con insufficienza mentale o psicotici, che tendono a ricercare soddisfazioni immediate, concrete e non simbolizzabili.

“Mio figlio fa la pipì a letto”: l’enuresi

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Mamma, ho fatto la pipì a letto…”. La pipì a letto, tecnicamente chiamata enuresi, è un problema abbastanza frequente nei bambini, più spesso nei maschi, e consiste nell’emissione attiva ed incontrollata di urina, terminato il periodo della maturità fisiologica, dopo i 3-4 anni di età.
Si distingue l’enuresi notturna, dalla diurna (meno frequente) e dalla mista, l’enuresi intermittente da quella quotidiana. Infine, tra l’enuresi primaria, che segue il periodo del non controllo fisiologico, e quella secondaria, caratterizzata dall’esistenza di un periodo precedente in cui il controllo della vescica sembrava acquisito.

Per curare questo disturbo, in primo luogo va fatta da un medico una diagnosi differenziale per comprenderne le cause, che possono essere di tipo organico (urologiche o neurologiche) oppure psicologiche.

Le alterazioni del controllo sfinterico: la costipazione psicogena

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La costipazione psicogena è un disturbo psicosomatico che riguarda soprattutto i bambini, nel quale accade che la defecazione si produce all’inverso, ovvero quando le feci raggiungono lo sfintere anale la contrazione non approda all’eliminazione, ma alla retropulsione nel colon. Può succedere, infatti, che dopo l’apprendimento del controllo sfinterico, magari avvenuto in epoca precoce, il bambino ritorni alla sporcizia in modo da riappropriarsi del proprio corpo ed affermare la sua pseudo-autonomia.

Spesso la costipazione è un fenomeno transitorio, mentre in altri casi può associarsi ad encopresi o, nelle forme più gravi, a megacolon funzionale. Si produce spesso un’erotizzazione secondaria dovuta al piacere legato alla funzione della ritenzione delle feci accostabile all’eccitazione masturbatoria, con un funzionamento fortemente autoerotico che rafforza la sintomatologia e la sostiene.

Le alterazioni del controllo sfinterico: l’encopresi

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Intorno ai 2-3 anni di vita il bambino acquisisce progressivamente il controllo degli sfinteri e pian piano abbandona il pannolino. In questo processo le relazioni familiari incidono molto sui tempi e sulle modalità di acquisizione del controllo sfinterico. Le feci, infatti, a livello simbolico rappresentano un oggetto-dono che il bambino offre alla madre, in quanto contenuto prodotto o parte del proprio corpo. Grande importanza assume, quindi, la reazione della madre al regalo offerto dal bambino: che sia disgusto e controllo ossessivo sulla pulizia, o al contrario piacere ed orgoglio nell’accogliere e riconoscere i suoi progressi.

Il meccanismo di controllo relativo alla ritenzione e all’espulsione delle feci, inoltre, a livello fisiologico dà piacere al bambino, poichè comporta la stimolazione dell’ano, che è una zona erogena. Infine, il controllo sfinterico si lega per il fanciullo anche alla possibilità di controllare autonomamente il proprio corpo, cosa che testimonierebbe l’acquisizione di una nuova indipendenza dalla madre.

Le conseguenze del mobbing genitoriale sui figli: la PAS (Sindrome da Alienazione Genitoriale)

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Una delle possibili conseguenze del mobbing genitoriale sui figli è la PAS o Sindrome da Alienazione Genitoriale (dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome), una dinamica psicologica disfunzionale, individuata dallo psichiatra forense Richard Gardner, che si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali.

Caratteristiche della PAS

La PAS è oggetto di discussione in ambito scientifico e giuridico, non essendo ufficialmente riconosciuta come disturbo psicopatologico. Per tale motivo, secondo molti la PAS non esiste, è solo una teoria. Tuttavia, la maggior parte dei professionisti coinvolti in cause di affidamento possono testimoniarne l’esistenza come patologia delle relazioni familiari, che riguarda soggetti in età evolutiva, di età compresa tra i 7 e i 14/15 anni.