Le alterazioni del controllo sfinterico: l’encopresi

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Intorno ai 2-3 anni di vita il bambino acquisisce progressivamente il controllo degli sfinteri e pian piano abbandona il pannolino. In questo processo le relazioni familiari incidono molto sui tempi e sulle modalità di acquisizione del controllo sfinterico. Le feci, infatti, a livello simbolico rappresentano un oggetto-dono che il bambino offre alla madre, in quanto contenuto prodotto o parte del proprio corpo. Grande importanza assume, quindi, la reazione della madre al regalo offerto dal bambino: che sia disgusto e controllo ossessivo sulla pulizia, o al contrario piacere ed orgoglio nell’accogliere e riconoscere i suoi progressi.

Il meccanismo di controllo relativo alla ritenzione e all’espulsione delle feci, inoltre, a livello fisiologico dà piacere al bambino, poichè comporta la stimolazione dell’ano, che è una zona erogena. Infine, il controllo sfinterico si lega per il fanciullo anche alla possibilità di controllare autonomamente il proprio corpo, cosa che testimonierebbe l’acquisizione di una nuova indipendenza dalla madre.

Alterazioni del controllo sfinterico: l’encopresi

L’encopresi consiste nella defecazione negli slip in un bambino che abbia superato il periodo in cui dovrebbe aver acquisito il controllo sfinterico. E’ quasi esclusivamente diurna ed è più diffusa nei maschi. Si associa spesso all’enuresi; tali sintomatologie possono essere contemporanee o succedersi per periodi alterni. L’encopresi primaria segue il periodo del non controllo fisiologico, mentre quella secondaria è caratterizzata dall’esistenza di un periodo precedente in cui il controllo dello sfintere anale sembrava acquisito. In genere compare tra i 6 e gli 8 anni.
L’encopresi è spesso intermittente, può comparire in relazione a particolari episodi della vita del bambino (vacanze, separazioni, ingresso a scuola), ma il ritmo della defecazione può anche essere quotidiano o pluriquotidiano.

Il bambino con encopresi

Se in alcuni casi è possibile cogliere il carattere involontario e poco consapevole del momento in cui avviene la defecazione, in altri, invece, ciò non avviene. Alcuni bambini si isolano e si concentrano in un’attività con una condotta simile a quella che si ha durante la defecazione, consapevoli, dunque, che stanno eliminando le feci, oppure possono proseguire nelle loro attività come se nulla fosse, o ancora possono lasciar scappare le feci mentre corrono al bagno. Per quanto riguarda la reazione del bambino alle sue feci, alle volte sembra indifferente al suo sintomo, altre volte può adottare condotte di dissimulazione o di accumulo (mutande nascoste, lavate) che si accompagnano ad un grosso senso di vergogna, dal quale sembra poter essere esclusa solo la madre. Raramente capita che il bambino abbia un comportamento provocatorio esibendo la sua biancheria sporca.

Nella genesi dell’encopresi la dimensione psicologica e relazionale è in primo piano, tuttavia sono possibili anche associazioni di natura fisiologica (anomalie organiche o funzionali), in cui l’encopresi si associa anche a costipazione.

Il bambino con encopresi e la sua famiglia

Il bambino con encopresi può essere ansioso e passivo ed esprimere la sua aggressività in maniera immatura o, al contrario, può essere oppositivo con tratti ossessivi e in questo caso la sintomatologia risponde ad un rifiuto di sottomettersi alla norma sociale; oppure l’encopresi può andare ad inserirsi in un quadro in cui dominala dimensione perversa e troviamo la regressione e la fissazione ad una modalità di soddisfazione arcaica basata sulla ritenzione e sull’ erotizzazione della funzione ritentiva-espulsiva. Spesso le madri dei bambini encopresici sono ansiose, emotive e iperprotettive e mascherano tale ansietà dietro una condotta rigida riguardo l’apprendimento del controllo sfinterico ed un’eccessiva preoccupazione per le evacuazioni del bambino. I padri, invece, appaiono più sullo sfondo. E’ molto importante considerare la reazione dell’ambiente familiare che ha un peso notevole nel fissare ulteriormente questa sintomatologia, attraverso cui il bambino può giungere a controllare anche l’intera famiglia. Spesso s’instaura un complicità tra il bambino encopretico e la madre rispetto al cambio e alle pulizie, creando un aspetto del vantaggio secondario di questa condotta che può tendere a rafforzarne la persistenza.

Evoluzione del sintomo

L’encopresi può rientrare dopo qualche settimana, come condizione reattiva ad un fenomeno di separazione o di cambiamento, mentre quando persiste è necessario intervenire dal punto di vista psicoterapeutico soprattutto se si inserisce, come spesso accade, all’interno di un quadro nevrotico. E’ importante, però, intervenire anche sulla famiglia per modificare alcuni aspetti comportamentali ed educativi che possono rafforzare la sintomatologia e, soprattutto, per aiutare i genitori a considerare la correlazione del sintomo del bambino con alcuni aspetti del funzionamento familiare. Il sintomo sparisce sempre nell’adolescenza, tuttavia è possibile che si conservino alcuni aspetti dell’analità nel carattere (meticolosità, avarizia, parsimonia, ossessività, indecisione, tendenza ad accumulare).

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